Il 312 e l’era dei professori

Ogni rivoluzione ha i suoi nemici. I nemici della rivoluzione che dal Collio si stava diffondendo si presentano in modo subdolo con il volto amico.

Sono gli anni della meccanizzazione delle campagne. L’Italia è ancora un Paese molto agricolo. Il ceto rurale depositario di un patrimonio professionale millenario e artefice e custode di un paesaggio rurale fra i più belli al mondo soccombe in quanto non gli viene riconosciuta dignità culturale. Subisce la sconfitta del 312, un trattore dal colore arancio prodotto dalla Fiat. In Francia, dove il ceto agricolo è forte, i vigneti si meccanizzano con macchine pensate per risolvere le esigenze dei viticoltori e i trattori prendono la forma dei vigneti. In Italia s’impone la macchina multiuso buona per il grano come per l’olivo e i vigneti prendono la forma del trattore. Nasce il sesto Fiat, più o meno 1 metro e venti per 2 metri e settanta (il sesto d’impianto è la distanza che separa le viti sul filare moltiplicata per la distanza fra le file). Gli antichi vigneti con filari più stretti sono condannati perché non adatti a farci transitare il trattore.

Le controrivoluzioni forse più ancora che le rivoluzioni hanno i loro supporter intellettuali.

Arrivano i Professori di Conegliano, che in nome della modernità insegnano ai contadini come fare piazza pulita del loro passato di cui devono solo vergognarsi, fatto, a detta loro, soltanto di miseria e ignoranza. Portano molte stramberie, fra cui concimazioni chimiche, forme di allevamento non adatte come il Casarsa (sistema caratterizzato da una abbondante e scomposta parete fogliare, buono a produrre uva scadente in gran quantità, che impalcato molto alto esige spalliere rigide e pesanti assolutamente inadatte per i terreni acclivi, poveri e aridi della collina). Ne consegue l’introduzione di pali di cemento e l’allargamento ulteriore della distanza fra le file, da cui l’esigenza di spianare le colline modellandole con terrazze molto ampie (nell’illusione di trasformare l’odiata collina in pianura) disastrose per il paesaggio, per la stabilità geologica e per la qualità dell’uva ottenuta. I grandi movimenti di terra dove arrivano distruggono il terroir.

Il mondo rurale si appresta a subire dal mondo esterno, dopo la fillossera e gli eventi bellici della Grande Guerra, la terza distruzione del proprio patrimonio viticolo in un secolo.